Autore : Franco Licori

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Commercialista Venezia

IMU e TASI: tutte le indicazioni del Ministero

In risposta ai numerosi quesiti pervenuti, la Direzione legislazione tributaria e federalismo fiscale del Dipartimento delle Finanze, con la circolare 29 luglio 2014 n. 2/DF, è intervenuta per fornire chiarimenti riguardo alla corretta applicazione della maggiorazione dello 0,8 per mille in materia di determinazione delle aliquote TASI da destinare obbligatoriamente al finanziamento di detrazioni d’imposta o altre misure.

I chiarimenti riguardano il vincolo da rispettare affinché l’applicazione della TASI in aggiunta all’IMU non generi un carico tributario superiore a quello che si sarebbe determinato con l’IMU, fissato al 31 dicembre 2013 al 10,6 per mille. Per il 2014, invece, l’aliquota massima della TASI non può eccedere il 2,5 per mille.

La circolare precisa che la maggiorazione TASI in vigore solo per il 2014 non deve superare complessivamente la misura dello 0,8 per mille. Ai fini dell’applicazione pratica della maggiorazione TASI, i Comuni devono dividere gli immobili in due gruppi:

  • il primo è rappresentato dagli immobili soggetti anche all’IMU, con aliquota ordinaria massima del 10,6 per mille o altre aliquote minori;
  • il secondo è costituito dalle abitazioni principali che pagano solo la TASI, con aliquota massima del 2,5 per mille.

Nell’ambito di questa distinzione, è possibile applicare lo 0,8 per mille interamente sui primi, ovvero sui secondi o, infine, dividerlo fra le due categorie.

Il MEF ricorda che le possibili manovre tariffarie che i Comuni possono deliberare incontrano due limiti:

  • il primo consiste nella circostanza che la somma delle aliquote della TASI e dell’IMU per ciascuna tipologia di immobile non può superare l’aliquota massima consentita dalla legge statale per l’IMU al 31 dicembre 2013, fissata al 10,6 per mille e ad altre minori aliquote, in relazione alle diverse tipologie di immobile;
  • le altre minori aliquote, in particolare, devono essere riferite al 6 per mille fissato per l’abitazione principale (che è stata esclusa dall’IMU solo a partire dal 2014, a eccezione delle abitazioni principali classificate nelle categorie catastali A/1, A/8 e A/9), nonché al 2 per mille per i fabbricati rurali a uso strumentale. Per quest’ultima tipologia di immobili, tuttavia, per effetto del comma 678 dell’articolo 1 della legge 147/2013, l’aliquota non può comunque superare l’1 per mille, con la conseguenza che non potrà mai essere applicata la maggiorazione dello 0,8 per mille (come già chiarito dal MEF con le Faq IMU-TASI). Il secondo limite attiene alla circostanza che l’aliquota TASI massima per il 2014 non può eccedere il 2,5 per mille.

Quale naturale conseguenza di tali limiti,  il Comune può decidere di utilizzare l’intera maggiorazione per aumentare uno dei due limiti o, invece, può distribuire lo 0,8 per mille tra di essi.

Nel primo caso, occorre distinguere due ipotesi:

1) se il Comune utilizza tutta la maggiorazione per aumentare il primo limite e porta, quindi, la somma IMU + TASI a 11,4 per mille per gli altri immobili e a 6,8 per mille l’abitazione principale (A/1, A/8 E A/9), non potrà fissare un’aliquota TASI superiore al 2,5 per mille per le abitazioni principali (non di lusso);

IMU più TASI

2) se, invece, il Comune utilizza tutta la maggiorazione per aumentare il secondo limite, portando quindi l’aliquota TASI al 3,3 per mille, la somma IMU + TASI non potrà superare il 10,6 per mille per gli altri immobili e il 6 per mille l’abitazione principale (di lusso).

IMU più TASI 2

Nell’altro caso, vale a dire quello in cui il Comune distribuisca la maggiorazione tra i due limiti, si può ipotizzare che lo stesso Comune aumenti:

  • dello 0,4 per mille, il primo limite del 10,6 per mille, portando quindi la somma IMU + TASI all’11 per mille per gli altri immobili e al 6,4 per mille per l’abitazione principale (di lusso);
  • del restante 0,4 per mille il secondo limite del 2,5 per mille, arrivando quindi ad aumentare l’aliquota TASI al massimo al 2,9 per mille.

IMU più TASI 3

Ovviamente, la maggiorazione può essere ripartita in misura non uguale tra i due limiti.
Il rispetto dei due limiti incrementati, conclude la circolare, dovrà essere verificato con riferimento a tutte le fattispecie oggetto della deliberazione comunale, in modo che gli stessi non vengano superati per nessuna di esse.

La circolare propone anche esempi di delibere non conformi al dettato legislativo, del seguente tenore:

IMU più TASI 4

In questo caso la maggiorazione è stata utilizzata nella misura dello 0,8 per mille per ciascun limite, in quanto il secondo limite relativo alla TASI è stato elevato fino al 3,3 per mille e contestualmente, il primo limite (IMU + TASI) è stato elevato, seppure limitatamente alle abitazioni di lusso, dal 6 al 6,8 per mille.

IMU più TASI 5

In questo caso il Comune, per mantenere le aliquote entro i limiti prestabiliti, deve tener conto che il limite superiore IMU + TASI è fino a 10,9 per mille, e 6,3 per mille per le abitazioni di lusso, con super TASI di 0,3 per mille, posto che la maggiorazione deliberata per le abitazioni non di lusso è di 0,5 per mille.

Fonte: fisco7.it [articolo di Nicolò Cipriani – Centro Studi CGN]

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Rimborso IRAP: Agenti e rappresentanti

Agenti e rappresentanti: quando possono chiedere il rimborso IRAP?

La pratica professionale prende spunto dalle situazioni reali della clientela per creare occasioni di reciproco interesse: da un lato gli agenti e i rappresenti di commercio che pagano l’IRAP e dall’altro i professionisti che potrebbero curarne la richiesta di rimborso.

Sono passati ormai tanti anni da quando fu istituita l’IRAP (D.Lgs. 15.12.1997 n. 446), l’imposta il cui presupposto consiste “nell’esercizio abituale di un’attività autonomamente organizzata, diretta alla produzione o allo scambio di beni ovvero alla prestazione di servizi” ( art. 2 ).

Il punto sul quale si è discusso per molto tempo è stato quello relativo ai caratteri distintivi dell’autonoma organizzazione.

Essa si individua in un’attività svolta con un complesso coordinato di capitale, beni strumentali materiali e/o immateriali e lavoro altrui di carattere non occasionale, suscettibile di conferire al soggetto passivo dell’IRAP un cosiddetto “quid pluris”.
È quindi la capacità aggiuntiva della combinazione dei fattori sopra indicati a determinare l’assoggettamento del reddito all’IRAP.

Nel 2001, la nota sentenza della Corte Costituzionale n. 156 nel § 9.2 affermò in sostanza che l’elemento organizzativo è connaturato alla nozione stessa di impresa, per cui l’impresa (anche minima) sarebbe organizzata “per definizione”.

Gli agenti e i rappresentanti di commercio, svolgendo un’attività di impresa ai sensi dell’art. 2195 del codice civile, si trovarono dunque ad avere ben poche possibilità di spuntare positivamente un contenzioso.

Ma nel tempo si è giunti ad orientamenti differenti: infatti la sentenza a SS.UU. n. 12108 del 26/05/2009 della Corte di Cassazione (richiamata nella Circolare n. 28-E /2010 dell’Agenzia delle Entrate), ha affermato che l’esercizio dell’attività di agente di commercio di cui all’art. 1 della L. n. 204-1985 è escluso dall’applicazione dell’IRAP qualora si tratti di attività non autonomamente organizzata, perché “non è la oggettiva natura dell’attività svolta ad essere alla base dell’imposta, ma il modo – autonoma organizzazione – in cui la stessa è svolta, ad essere la razionale giustificazione di una imposizione sul valore aggiunto prodotto”.

Infine, analoghe motivazioni hanno trovato espresso richiamo nelle Sentenze della Corte di Cassazione del 13.10.2010 n. 21122 – 21123 – 21124, che quindi hanno sancito definitivamente l’orientamento espresso nel 2009.
Concludendo, il requisito dell’autonoma organizzazione, il cui accertamento caso per caso spetta al giudice di merito, ricorre quando il contribuente:

  • a)    sia, sotto qualsiasi forma, il responsabile dell’organizzazione, e non sia quindi inserito in strutture organizzative riferibili ad altrui responsabilità ed interesse;
  • b)    impieghi beni strumentali eccedenti il minimo indispensabile per l’esercizio dell’attività, oppure si avvalga in modo non occasionale di lavoro altrui.

Costituisce onere del contribuente che chiede il rimborso dell’IRAP dare la prova che nel proprio caso non ricorrono le predette condizioni.

Fonte articolo: fisco7.it [articolo di Dott. Rag. Giuseppina Spanò]

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Lettera da Agenzia delle Entrate

“Avvertiti” i contribuenti con differenze troppo alte tra spese e redditi

Premessa

Anche quest’anno sono in arrivo lettere da parte dell’Agenzia delle Entrate che evidenziano ai contribuenti che le spese sostenute nel corso del 2012 (rilevate mediante le banche dati dell’amministrazione finanziaria) non sono in linea con il reddito dichiarato. L’obiettivo dell’Agenzia delle Entrate è quello di infondere timore nel contribuente il quale posto di fronte al rischio di accertamento provveda a dichiarare redditi più elevati in sede di Unico 2014 redditi 2013 oppure provveda perfino a modificare l’Unico 2013 redditi 2012 mediante la presentazione di una dichiarazione integrativa entro il prossimo 30 settembre 2014.



Dichiarazione dei redditi

Le dichiarazioni dei redditi sono ormai arrivate nel pieno della loro compilazione e l’Agenzia delle Entrate ha pensato ad una manovra dissuasiva nei confronti dei contribuenti “sensibili” al redditometro, cioè quelli che presentano una differenza sensibile tra le spese effettuate e i redditi dichiarati. La tattica adottata (anche gli anni scorsi) consiste nell’invio di comunicazioni a questi contribuenti con lo scopo di avvisare che il Fisco ha notato l’anomalia.

Comunicazione

Più precisamente nel documento viene evidenziato che il contribuente ha presentato una dichiarazione dei redditi per il periodo d’imposta 2012 non coerente con le spese intercettate dall’Amministrazione finanziaria. A questo scopo è allegato un prospetto che riporta la natura di tali spese come acquisti di immobili, auto, sottoscrizione di contratti di leasing, polizze assicurative e spese per lavoro domestico, senza, però, alcuna indicazione delle somme spese A seguito dell’incoerenza il contribuente viene invitato a fornire, anche tramite posta elettronica, chiarimenti sulle spese sostenute, dimostrando ad esempio che l’acquisto è stato possibile grazie a un disinvestimento patrimoniale o provvedere al ravvedimento operoso inviando un modello UNICO 2013 integrativo, entro il 30.09.2014.

Finalità

La lettera che l’Agenzia delle Entrate sta inviando ai contribuenti ha la portata di una segnalazione al contribuente dell’anomalia riscontrata al fine di ottenere comportamenti più virtuosi per anni successivi. La lettera, in definitiva, ha il tono di un avvertimento con la funzione di condurre il contribuente ad assumere un comportamento diverso, dichiarando, magari già per il periodo di imposta 2013, un importo reddituale più consono.

Adeguamento

Per quanto riguarda il possibile adeguamento, va evidenziato che in assenza di dati anche se il contribuente volesse procedere a dichiarare un reddito più elevato, sia perché effettivamente c’è stata un’evasione, ma anche solo per una semplice ragione di cautela, mancherebbe l’importo per potere procedere in tal senso.

Risposta

Nel contenuto delle comunicazioni è comunque indicato un indirizzo e-mail (dc.acc.commsint@agenziaentrate.it) al quale i contribuenti potranno rivolgersi per segnalare eventuali errori o incongruenze contenute nel prospetto relativo alle spese sostenute nell’anno 2012 oggetto di segnalazione. Così come gli anni scorsi, occorre dunque valutare l’opportunità o meno di replicare attraverso il suddetto indirizzo e-mail. Pur dubitando, e non poco, della valenza giuridica di tale canale di comunicazione telematica, anche nel rispetto della possibilità concessa all’Amministrazione Finanziaria, di ottenere anche a richiesta informazioni e dati, è sicuramente opportuno che il contribuente avvisi fin da subito le Entrate circa situazioni non veritiere in ordine alle spese allo stesso imputate o circa il possesso di redditi esenti, tassati alla fonte o quant’altro.



Difesa

La difesa nel merito dovrebbe puntare per quanto attiene alla dimostrazione in ordine all’eventuale scostamento rilevato in seguito all’acquisto di un bene patrimoniale alla produzione della documentazione bancaria comprovante l’ottenimento di un mutuo o all’esibizione dei documenti comprovanti il trasferimento di una somma di denaro da parte dei genitori. Difficile dire se l’invio di tali informazioni sarà sufficiente a bloccare sul nascere l’iniziativa della direzione centrale accertamento o se si sarà solamente perso del tempo, ma è altamente probabile che le missive del Fisco abbiano in realtà ben altri obiettivi.

Fonte articolo: Fiscal Focus

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Art bonus

Art-bonus: istruzioni del Fisco

In una circolare l’Agenzia detta le modalità per fruire del credito

Premessa

Il nuovo regime fiscale agevolato, Art-Bonus, prevede per le persone fisiche e giuridiche che effettuano erogazioni liberali in denaro a favore di cultura e spettacolo, un credito di imposta pari al 65 % delle erogazioni fatte tra il 2014 e il 2015 e al 50% di quelle eseguite nel 2016. La circolare 24/E di ieri fa il punto sul bonus, introdotto dal Dl n.83 del 2014, e specifica quali sono le modalità di effettuazione delle liberalità e di utilizzo dell’agevolazione.

Ambito oggettivo

Danno diritto all’Art-Bonus le erogazioni in denaro destinate a:
– interventi di manutenzione, protezione e restauro di beni culturali pubblici (anche nel caso in cui tali beni siano gestiti da soggetti concessionari o affidatari);
– sostegno degli istituti e dei luoghi della cultura di appartenenza pubblica (musei, biblioteche, archivi, aree e parchi archeologici, complessi monumentali);
– realizzazione di nuove strutture, restauro e potenziamento di quelle esistenti, delle fondazioni lirico-sinfoniche o di enti o istituzioni pubbliche che, senza scopo di lucro, svolgono esclusivamente attività nello spettacolo.

Ambito soggettivo

La misura agevolativa è riconosciuta a tutti i soggetti, indipendentemente dalla natura e dalla forma giuridica, che effettuano le erogazioni liberali a sostegno della cultura previste dal D.L. n. 83/2014.

Misura dell’agevolazione

L’agevolazione fiscale spetta nella misura del 65% delle erogazioni liberali in denaro effettuate in ciascuno dei due periodi d’imposta successivi a quello in corso al 31 dicembre 2013 e del 50% per quelle effettuate nel periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2015.

Limiti

In relazione alla qualifica del soggetto che effettua le liberalità sono previsti diversi limiti massimi di spettanza del credito di imposta nonché modalità di fruizione differenziate. Alle persone fisiche e agli enti che non svolgono attività commerciale, il credito d’imposta è, infatti, riconosciuto nei limiti del 15% del reddito imponibile, mentre ai titolari di reddito d’impresa spetta nel limite del 5 per mille dei ricavi. Tra le persone fisiche vanno ricompresi quei soggetti che non svolgano attività d’impresa, quali, a titolo esemplificativo, i lavoratori dipendenti, i pensionati, i lavoratori autonomi e i titolari di redditi di fabbricati.

Modalità di fruizione

Il credito, che non ha alcuna rilevanza ai fini delle imposte sui redditi e dell’Irap, è ripartito in tre quote annuali di pari importo. Persone fisiche e enti non commerciali possono fruire della prima quota nella dichiarazione dei redditi relativa all’anno in cui hanno effettuato l’erogazione, ai fini del versamento delle imposte sui redditi. Le imprese possono invece utilizzare il credito, nell’ambito dei pagamenti dovuti tramite modello F24, a partire dal primo giorno del periodo d’imposta successivo a quello in cui hanno eseguito le erogazioni.

Credito

L’Art-Bonus, che deve essere indicato nella dichiarazione dei redditi, può essere fruito annualmente senza alcun limite quantitativo, quindi anche per importi superiori al tetto dei 250.000 euro solitamente previsto per i crediti d’imposta agevolativi. Al credito, inoltre, non si applica il limite generale di compensabilità di crediti d’imposta e contributi, pari a 700.000 euro a decorrere dal primo gennaio 2014. Nessun limite all’utilizzo del bonus neanche sul versante temporale, eccetto la ripartizione in 3 anni; la quota annuale non utilizzata può essere portata agli anni successivi se non “sfruttata” per intero. Le persone fisiche e gli enti non commerciali, infatti, possono riportare la quota annuale non utilizzata nelle dichiarazioni degli anni successivi, mentre i titolari di reddito d’impresa possono compensarlo nei periodi d’imposta successivi, secondo le modalità proprie del credito.

Comunicazione

I beneficiari delle erogazioni devono comunicare ogni mese al Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo l’ammontare delle erogazioni ricevute. Sono inoltre tenuti a dare pubblica comunicazione di tale ammontare, oltre che del suo utilizzo, anche attraverso un’apposita sezione nei propri siti web istituzionali.

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Spese ristrutturazione

Spese ristrutturazione: non conta la percentuale di possesso

Un contribuente sostiene spese per ristrutturazione dell’immobile di cui è proprietario al 60%; le fatture sono intestate a lui e alla moglie, così come i bonifici effettuati contengono i nomi di entrambi i coniugi.

  • 1) È corretto inserire tali spese al 50% nella dichiarazione di entrambi seppur il reale possesso dell’immobile sul quale sono stati fatti i lavori è al 60% al marito e al 40% alla moglie?
  • 2) Si possono inserire tali detrazioni solo essendo in possesso delle fatture acquisto e dei bonifici senza avere un documento sottoscritto da un tecnico?

L’analisi

Con riferimento al quesito prospettato, merita in primo luogo di essere sottolineato che, in caso di comproprietà dell’immobile, la detrazione fruibile per le spese di ristrutturazione non deve necessariamente essere correlata alla percentuale di possesso, in quanto va calcolata sulle spese effettivamente sostenute dal contribuente.



Come chiarito infatti dalle Circolari 121/E/1998 e 15/E/2005 dell’Agenzia delle Entrate, la suddivisione delle spese è quella che risulta nelle fatture.



Ecco perché, nel caso prospettato, se le spese sono state sostenute da entrambi i coniugi in eguale misura, la detrazione potrà essere divisa al 50%, sebbene le percentuali di proprietà siano differenti.



Si ricorda, ad ogni buon conto, che Il limite massimo di spesa ammissibile (48.000 o 96.000 euro) deve essere riferito alla singola unità abitativa e non al numero di persone che partecipano alla spesa. Di conseguenza, questo importo va suddiviso tra tutti i due soggetti aventi diritto all’agevolazione. 



La documentazione necessaria

Gli adempimenti previsti per richiedere la detrazione sulle spese di ristrutturazione negli ultimi anni sono stati semplificati e ridotti.



A tal proposito si ricorda come, dal 14 maggio 2011, sia stato soppresso l’obbligo dell’invio della comunicazione di inizio lavori al Centro operativo di Pescara dell’Agenzia delle Entrate, nonché l’obbligo di indicare il costo della manodopera, in maniera distinta, nella fattura emessa dall’impresa che esegue i lavori.



I contribuenti interessati devono pertanto limitarsi a conservare, oltre alla ricevuta del bonifico, le fatture o le ricevute fiscali relative alle spese effettuate per la realizzazione dei lavori di ristrutturazione: 

– domanda di accatastamento (se l’immobile non è ancora censito); 

– ricevute di pagamento dell’imposta comunale (Ici-Imu), se dovuta;

- delibera assembleare di approvazione dell’esecuzione dei lavori (per gli interventi su parti comuni di edifici residenziali) e tabella millesimale di ripartizione delle spese dichiarazione di consenso del possessore dell’immobile all’esecuzione dei lavori, per gli interventi effettuati dal detentore dell’immobile, se diverso dai familiari conviventi; 

– abilitazioni amministrative richieste dalla vigente legislazione edilizia in relazione alla tipologia di lavori da realizzare (concessioni, autorizzazioni, eccetera) o, se la normativa non prevede alcun titolo abilitativo, dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà in cui indicare la data di inizio dei lavori e attestare che gli interventi realizzati rientrano tra quelli agevolabili.



Non è pertanto richiesta alcuna certificazione da parte di un tecnico.



In alcuni casi sono tuttavia necessari alcuni dati ulteriori, che potrebbero essere richiesti ad un tecnico. 
Si pensi, a tal proposito, a quegli interventi che godono della detrazione in quanto idonei a conseguire risparmio energetico, come l’installazione di una stufa a pallet. In questo caso occorre anche tenere a disposizione la certificazione tecnica della stufa che indichi le capacità termiche (ma può ritenersi sufficiente anche soltanto il certificato del produttore).



Si consiglia, infine, di prestare particolare attenzione al bonifico bancario o postale, dal quale deve risultare: 

– causale del versamento (per le spese sostenute dal 1° gennaio 2012 va indicato l’art. 16-bis del TUIR); 

– codice fiscale del soggetto che effettua il pagamento; 

– codice fiscale o numero di partita Iva del beneficiario del pagamento.

Fonte: fiscal focus

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