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Spese ristrutturazione

Spese ristrutturazione: non conta la percentuale di possesso

Un contribuente sostiene spese per ristrutturazione dell’immobile di cui è proprietario al 60%; le fatture sono intestate a lui e alla moglie, così come i bonifici effettuati contengono i nomi di entrambi i coniugi.

  • 1) È corretto inserire tali spese al 50% nella dichiarazione di entrambi seppur il reale possesso dell’immobile sul quale sono stati fatti i lavori è al 60% al marito e al 40% alla moglie?
  • 2) Si possono inserire tali detrazioni solo essendo in possesso delle fatture acquisto e dei bonifici senza avere un documento sottoscritto da un tecnico?

L’analisi

Con riferimento al quesito prospettato, merita in primo luogo di essere sottolineato che, in caso di comproprietà dell’immobile, la detrazione fruibile per le spese di ristrutturazione non deve necessariamente essere correlata alla percentuale di possesso, in quanto va calcolata sulle spese effettivamente sostenute dal contribuente.



Come chiarito infatti dalle Circolari 121/E/1998 e 15/E/2005 dell’Agenzia delle Entrate, la suddivisione delle spese è quella che risulta nelle fatture.



Ecco perché, nel caso prospettato, se le spese sono state sostenute da entrambi i coniugi in eguale misura, la detrazione potrà essere divisa al 50%, sebbene le percentuali di proprietà siano differenti.



Si ricorda, ad ogni buon conto, che Il limite massimo di spesa ammissibile (48.000 o 96.000 euro) deve essere riferito alla singola unità abitativa e non al numero di persone che partecipano alla spesa. Di conseguenza, questo importo va suddiviso tra tutti i due soggetti aventi diritto all’agevolazione. 



La documentazione necessaria

Gli adempimenti previsti per richiedere la detrazione sulle spese di ristrutturazione negli ultimi anni sono stati semplificati e ridotti.



A tal proposito si ricorda come, dal 14 maggio 2011, sia stato soppresso l’obbligo dell’invio della comunicazione di inizio lavori al Centro operativo di Pescara dell’Agenzia delle Entrate, nonché l’obbligo di indicare il costo della manodopera, in maniera distinta, nella fattura emessa dall’impresa che esegue i lavori.



I contribuenti interessati devono pertanto limitarsi a conservare, oltre alla ricevuta del bonifico, le fatture o le ricevute fiscali relative alle spese effettuate per la realizzazione dei lavori di ristrutturazione: 

– domanda di accatastamento (se l’immobile non è ancora censito); 

– ricevute di pagamento dell’imposta comunale (Ici-Imu), se dovuta;

- delibera assembleare di approvazione dell’esecuzione dei lavori (per gli interventi su parti comuni di edifici residenziali) e tabella millesimale di ripartizione delle spese dichiarazione di consenso del possessore dell’immobile all’esecuzione dei lavori, per gli interventi effettuati dal detentore dell’immobile, se diverso dai familiari conviventi; 

– abilitazioni amministrative richieste dalla vigente legislazione edilizia in relazione alla tipologia di lavori da realizzare (concessioni, autorizzazioni, eccetera) o, se la normativa non prevede alcun titolo abilitativo, dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà in cui indicare la data di inizio dei lavori e attestare che gli interventi realizzati rientrano tra quelli agevolabili.



Non è pertanto richiesta alcuna certificazione da parte di un tecnico.



In alcuni casi sono tuttavia necessari alcuni dati ulteriori, che potrebbero essere richiesti ad un tecnico. 
Si pensi, a tal proposito, a quegli interventi che godono della detrazione in quanto idonei a conseguire risparmio energetico, come l’installazione di una stufa a pallet. In questo caso occorre anche tenere a disposizione la certificazione tecnica della stufa che indichi le capacità termiche (ma può ritenersi sufficiente anche soltanto il certificato del produttore).



Si consiglia, infine, di prestare particolare attenzione al bonifico bancario o postale, dal quale deve risultare: 

– causale del versamento (per le spese sostenute dal 1° gennaio 2012 va indicato l’art. 16-bis del TUIR); 

– codice fiscale del soggetto che effettua il pagamento; 

– codice fiscale o numero di partita Iva del beneficiario del pagamento.

Fonte: fiscal focus

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Franco Licori

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Ragioniere Commercialista, Revisore Contabile e Consulente Tecnico Tribunale.